Parrocchia San Lorenzo Martire

- Diocesi di Frascati -

Collaboratori Parrocchiali
La Caritas Parrocchiale

INDICE

Premessa

1. Compiti della Caritas parrocchiale

2. La sensibilizzazione della Comunità

3. La lettura del territorio

4. La progettualità

5. Le risorse

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Centro ascolto e distribuzione viveri giovedì ore 18.00
Responsabili: Domizi Marco e Salustri Gianna

La lettura del territorio

"Bisogna cercare i poveri là dove sono..."

Quest'affermazione mette in crisi il nostro modo di essere parrocchia e in particolare pone l'accento sull'aspetto necessariamente "missionario" della testimonianza della carità. Non possiamo aspettare che le stanze dei centri d'ascolto si "riempiano" di poveri. Dobbiamo conoscere il territorio per capire meglio dove il nostro aiuto è più prezioso.

Come fare?

La lettura del territorio può essere divisa in cinque fasi:

  • La prima, spesso la meno curata, ha come obiettivo la presa di coscienza, da parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP), della necessità di rendere l'intera comunità parrocchiale soggetto della testimonianza della carità. È questo un passaggio molto delicato. La scelta deve essere infatti meditata, per poi passare all'elaborazione di una bozza di progetto di pastorale della carità, naturalmente in profonda armonia con l'intero piano pastorale. Si otterrà così una prima ipotesi delle linee portanti del progetto di pastorale della carità e sarà anche possibile costituire un piccolo gruppo di persone incaricato di effettuare la lettura del territorio in ordine alle povertà e alle risorse esistenti, formato da membri del Consiglio Pastorale, magari delle diverse commissioni (catechesi, liturgia, carità), dai rappresentanti del centro di ascolto, dei gruppi e delle associazioni di volontariato presenti in parrocchia. Anche la presenza di esperti (sociologi, assistenti sociali, psicologi, pedagogisti...) può essere preziosa.

  • Una volta formato il piccolo gruppo si passa alla seconda fase, che potremmo definire dei "testimoni privilegiati"; cioè di quelle persone (dal vicino di casa alla parrucchiera) che si mettono in relazione quotidianamente con i poveri; il piccolo gruppo deve fotografare i pareri della gente riguardo alle povertà e alle risorse del territorio. Insieme si comincia a lavorare per l'individuazione di un campione significativo da intervistare, composto da persone "ben informate" sulla vita del territorio. Dopodichè si prepara una sintesi dei dati raccolti, evidenziando le maggiori povertà emerse dalla ricerca. Questo lavoro deve essere presentato, discusso e attentamente vagliato nel CPP. È un momento decisivo perché consente di scegliere le aree di emarginazione da studiare e approfondire.

  • Si passa così alla terza fase della lettura, per ottenere una "radiografia" più tecnica dei bisogni. Occorre dunque reperire i giusti interlocutori all'interno delle aree di emarginazione precedentemente individuate (per es. anziani, portatori di handicap, ecc.). L'obiettivo è, quello di capire meglio l'entità e le cause della povertà, ma anche di contattare personalmente chi, nel nostro territorio, si occupa dei problemi specifici (per es. assistenti sociali, psicologi, medici...) per stringere con loro proficui rapporti di collaborazione. Questa fase si chiude con un ricco patrimonio di conoscenze di fatti e di persone.

  • Il coinvolgimento del CPP nella fase successiva, la quarta, è determinante: una volta individuate le più rilevanti aree di emarginazione, le principali cause, le risposte più significative e alcuni suggerimenti su come operare, è ora di tradurre la prima ipotesi di progetto pastorale della carità in un concreto itinerario di animazione della comunità. Questo è il tempo della creatività. Bisogna pensare a come coinvolgere tutti - catechisti, animatori liturgici, operatori della carità - nella risposta ai bisogni del territorio. Naturalmente l'intero territorio deve poter condividere le informazioni che abbiamo raccolto. Al suo interno possono infatti svolgersi dei rapporti di fruttuosa collaborazione: l'assemblea nel teatro parrocchiale, l'incontro con i rappresentanti del Comune, la preghiera dei fedeli, la riunione con i bambini che si stanno preparando alla comunione, gli spazi di aggregazione dei giovani, possono diventare veri luoghi di animazione e di proposta.

  • La quinta ed ultima fase serve infine a realizzare gesti ed iniziative significative in merito alle povertà rilevate. Il centro di ascolto rinnovato, l'apertura dell'oratorio, la nascita di un gruppo di volontariato, l'arrivo di nuovi Volontari... sanciranno infatti l'impegno della comunità.

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